
A volte nell’utero eravamo due.
Due e insieme uno.
Fino a quando il freddo non ha fatto la sua comparsa
e con esso la prima,
originaria,
perdita.
È la danza della vita
e forse accade più spesso di quanto non crediamo.
Poi, molto presto, a queste prime impronte cellulari
– impalpabili eppure profonde –
se ne sovrappongono altre
e quanto avvenuto prima della nostra nascita rischia di rimanere nascosto.
Il film dà corpo e voce alla nostra vita primale. Ai mesi che trascorriamo all’interno del grembo materno, alla nostra venuta al mondo e ai primissimi momenti successivi. A quella storia prima della storia che tanta parte ha nel proseguo del nostro racconto, ma che rischia di rimanere sottotraccia. Lo fa grazie all’arte: intrecciando alla narrazione la danza, al volto il canto, alla pellicola storica l’immagine evocativa.
Più nello specifico il film si mette in ascolto di chi ha perso un gemello nell’utero raccontando una storia dal principio: la storia vera di una madre che, seguendo un filo rosso interiore, porta alla luce un mistero che abita il suo corpo e quello della figlia, e che pure vede protagonista tutto l’albero famigliare. Nel tempo questo filo rosso porta la donna a sciogliere diversi nodi, incontrando esperti che danno forma al suo sentire e molte persone che risuonano della medesima vibrazione. Viene così a comporsi una trama di dinamiche emotive, percezioni e sintomi fisici tra loro molto vari – talvolta persino opposti – e che pure diviene comprensibile quando si accede a un linguaggio comune.
Il film vuole essere un incoraggiamento per le donne a fidarsi del proprio sentire: a ricontattare il proprio istinto dove ogni cosa è conosciuta e può essere accolta, inclusa e trasformata.
Un invito per tutti a riconoscere il ruolo cruciale dei primi movimenti che compiamo sulla terra e ad averne cura. Perché, come scrive Michel Odent, “Non possiamo cambiare il mondo, se non cambiamo il modo in cui veniamo al mondo”.
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Sceneggiatura: Elisabetta Z. e Laura Aimo
Regia: Stefano Filippi
Montaggio: Valentina Grigò
Direzione della fotografia: Elena Cappanera
Musiche: Fabrizio Grecchi e Rocco Cogliati – ECOR
Con Elisabetta Z., Anna F., Miranda Greta Meneghetti e il contributo di numerosi esperti, testimoni e artisti
Post produzione video: MaGestic Film – Stefano Venosta
Post produzione audio: V-Channel Studio – Valentino Favotto
Produzione: . leap .
Anno: 2024



